Il senso della vita

Sempre più spesso m’imbatto in persone, di una certa età, tormentate dall’esigenza di trovare un motivo veramente valido e gratificante per la loro quotidiana esistenza.
La domanda, che non di rado infatti mi rivolgono, è questa: “Ma che senso ha la mia vita?”. E hanno ragione!… Poiché senza alcun dubbio risentono di ciò che gli psicologi affermano essere “la crisi della mezza età”; ma v’è pure da tener presente l’attuale diffuso abbandono di ogni pratica religiosa, a cui immancabilmente poi segue la riduzione della fede o anche la sua perdita pressoché totale. Dato che l’addizionarsi di tali eventi conduce appunto a quel disagio esistenziale e persino a quella tipica sensazione di generica angoscia, che ormai da qualche decennio serpeggiano con virulenza sempre maggiore – quale perenne fonte di squilibrio – sia a livello individuale che collettivo. E la cronaca di questi ultimi tempi, come pure il numero in crescendo continuo di coloro che sono afflitti da disturbi mentali, stanno a formare l’evidente “punta d’iceberg” di un simile desolante fenomeno…
Assai interessante, a tal proposito, quanto Karl Jung ci ha lasciato scritto fin già dagli inizi del secolo scorso: “Tra tutti i miei pazienti, nella seconda metà del cammin di nostra vita, non c’è stato uno il cui problema non fosse quello di trovare un senso religioso all’esistenza. Posso asserire senza tema di errori che, in ultima analisi, i loro malesseri derivavano sempre dall’aver smarrito ciò che una religione vitale è in grado di offrire. E – quale ulteriore conferma a quanto sopra – posso inoltre riferire d’aver constatato che nessuno di loro ha potuto raggiungere la piena guarigione, se non dopo aver riacquistato una visione religiosa della vita” (dall’Autobiografia).
Ogni esistenza, allora, appare colma di validi significati solo nella trascendenza di se stessa; e – in particolare per l’umana creatura – solo se accetta di credere che esiste un eterno Padre, che sempre e comunque è anzitutto Amore e a Lui perciò quotidianamente e con fiducia si rivolge.
Al di fuori di tale convinzione e di tale pratica cadiamo inevitabile preda del “non senso” della vita, della frustrazione, dell’ansia ricorrente e quindi dello squilibrio cronico più o meno marcato.
Proprio infatti anche per questo, fin dai tempi dell’Antico Testamento, la Parola di Dio continua premurosamente a ricordarci che: “Se non crederete, non avrete stabilità” (Isaia 7, 9).

Paolo Morandi

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