Contro l’indiscriminato conformismo

     Siate come il sole!

Il sole non si preoccupa delle nuvole 
il sole brilla.
Ed, inoltre, il sole è una stella
e le stelle…

più il buio aumenta, più diventa belle”.

                                                                                                                    Paolo Morandi

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6 thoughts on “Contro l’indiscriminato conformismo

  1. Esseri umani e non animali irrazionali!
    Quando all’inizio dell’anno scolastico, spesso mi capitava una classe nuova, la prima cosa che insegnavo ai miei alunni era di imparare a comportarsi come singole persone; ossia a non seguire, senza ragionare, i comportamenti della maggioranza.
    E – per far bene comprendere quanto sia forte, anche negli esseri umani, l’istinto di imitazione – avevo inventato una certa scenetta: facevo così…
    Attendevo che qualcuno mi chiedesse il permesso di uscire per qualche minuto e, una volta uscito, facevo presente quanto sopra.
    Poi disponevo nove alunni in riga con le spalle al muro e li informavo che, al rientro del loro compagno, lo avrei sistemato al decimo posto senza dargli alcuna spiegazione. Quindi – appena ripresa la lezione – il primo della riga avrebbe dovuto battere la testa contro il muro, un colpo con la nuca e una volta sola; ma subito imitato dal secondo, poi dal terzo, e così via fino al nono… Mentre tutto ciò sarebbe accaduto, sia io stesso che il resto della classe non avremmo dovuto farci caso e gli alunni lungo il muro avrebbero dovuto rimanere seri.
    E’ quasi sempre accaduto che il decimo alunno – dopo essersi guardato in giro con perplessità, ma avendo constatato che tutto il resto continuava a procedere normalmente – finiva con il dare una testata contro il muro anche lui!

  2. Interessante quanto dici, Paolo, sull’imitazione acritica dell’altro che tu hai verificato nei tuoi alunni e che probabilmente è generale, cioè di tutta la specie “Homo Sapiens”. L’antropologo cattolico Renè Girard vede, infatti, nel meccanismo di imitazione dell’altro una caratteristica tipicamente umana e parla, a tal proposito, di “desiderio mimetico “ come fondamento della intera cultura: l’uomo sarebbe diverso dagli animali proprio in quanto capace di imitare l’altro; il desiderio dell’altro, cioè, diviene un modello che nobilita ciò che altrimenti resterebbe – allo stato brado di istinto – bisogno.
    Nel decalogo dove si dice “Non desiderare la casa del tuo prossimo né il suo schiavo, né il suo bue, né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo” vi si esprime esattamente questo “desiderio mimetico” che però spesso rischia di degenerare in conflitti, in rivalità.
    Secondo Girard, dunque, l’imitazione collettiva crea di fatto una “indifferenziazione sociale“ in cui tutti finiscono con il possedere le stesse cose con conseguenziali rivalità senza fine che inevitabilmente poi si risolvono nella ricerca di una “ vittima “ su cui scatenare l’aggressività collettiva cumulatasi.

  3. Questo argomento, che ho messo nel blog, risulta del tutto all’opposto con quanto mi riferisci a proposito dell’antropologo Renè Girard.
    Infatti il “meccanismo di imitazione dell’altro” non è “una caratteristica tipicamente umana”, bensì istintiva dell’animalità!
    Scimmie, pecore e molte altre specie di animali, hanno un forte istinto di imitazione; e ciò può risultarci assai utile per vari motivi. Ad esempio, per guidare meglio un gregge; poiché dove va una pecora seguono facilmente tutte le altre… L’essere umano, però, è dotato di ragione; e, pertanto, può e deve imparare a non seguire indiscriminatamente i comportamenti della maggioranza dei suoi simili.
    Ho potuto constatare che se si insegna questo ai minorenni, fin da quando sono bambini, saranno in seguito molto più restii ad imitare i comportamenti errati dei loro compagni.

    • Concordo sulla effettiva realtà proverbiale di imitazione presso le pecore; e Aristotele – del resto – diceva che l’uomo è un animale razionale, riconoscendo negli animali capacità di minor grado e comunque inferiori rispetto all’essere umano: per es. gli animali comunicano attraverso “segni“ che nell’uomo si elevano in linguaggio, logica, cultura.
      E così anche la tendenza ad imitare, pur presente negli animali, si eleva nell’uomo in qualcos’altro di superiore e non necessariamente negativo, anzi l’imitazione consente buone crescite sia nel mondo della cultura sia nel mondo della vita di Fede.
      Infatti siamo “tabula rasa“ e i giovani hanno bisogno di buone “esemplarità”; per es. buoni medici da imitare, buoni politici che facciano davvero Storia, etc., e buoni Santi che ci facciano vedere il Cristo che si fa imitare… In tal senso, allora, Renè Girard non ha tutti i torti quando sostiene che il desiderio mimetico fonda l’umana cultura. Comunque, Paolo, la tua testimonianza di esperienza didattica è utile perché sottolinea i rischi di ciò che potremmo chiamare una degenerazione della capacità di imitazione.

  4. Siamo in tempi di un nuovo conformismo caratterizzato dalla perdita della fede, dalla “dittatura del relativismo” (come affermava Benedetto XVI) e dall’ironia nei confronti di coloro che rimangono fedeli alle pratiche religiose. Questo pensiero vuole, dunque, anche essere un incoraggiamento e un conforto per tutti gli odierni “cristiani praticanti”.

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