L’ascolto

Mi capita assai di rado che abbia modo di poter dialogare con una persona capace di autentico ascolto; e specialmente in questi tempi stracolmi di messaggi verbali, dai notiziari alla pubblicità o ai dibattiti politici… Eppure: “Il silenzio, dopo la parola, è la maggiore potenza che esiste al mondo” (come viene affermato in una antica riflessione).
La parola, pertanto e senza alcun dubbio, occupa il primo posto nelle quotidiane relazioni umane; ma il saper rimanere in silenzio – oltre ad essere un evidente, quanto intelligente, segno di umiltà – manifesta pure una eccezionale dimostrazione di fraterna accoglienza, che quasi sempre ottiene ben presto l’effetto di mettere a suo agio ogni possibile interlocutore.
Però, per saper stare in silenzio – anche, dunque e soprattutto, evitando di interrompere la loquela del nostro prossimo – ci risulta indispensabile un certo “allenamento interno”.
In tutti i tempi, infatti, il silenzio è sempre stato ovunque considerato pratica obbligatoria in ogni forma di ascesi: complemento principe della parola e sicura sorgente di attraente saggezza per quest’ultima.
Verità, queste, immancabilmente dimostrateci dall’opzione della pressoché totalità dei profeti in merito ad un periodo più o meno lungo della loro permanenza in luoghi deserti; in cui la solitudine e il silenzio, che inducono alla meditazione e alla contemplazione, fanno loro conseguire il risultato sia di un’approfondita visione di se stessi che delle complesse vicende del nostro comune vissuto sociale. Conoscenze, dalle quali ne possono poi – e con relativa facilità – trarre appunto sagge, quanto assai concise, soluzioni.
E in tale contesto, oltre ai numerosissimi eremiti in più di duemila anni di storia dell’umanità (comprese pure molte “comunità silenziose”, dagli esseni ai monaci tibetani, fino alle attuali monache di clausura), possiamo anche ricordare san Paolo, san Benedetto da Norcia, san Francesco e persino lo stesso Gesù, il Verbo di Dio, ossia la Parola assoluta e per eccellenza.
Tutte persone, che – sia per la loro scelta di incessante, quanto pressoché esclusiva, contemplazione o sia pure per l’intento di poi dedicarsi molto anche alla predicazione – sentirono, comunque, l’impellente necessità di prima addentrarsi in un “silenzioso ritiro” solitario; e, non di rado, della durata persino di qualche anno: “Capivo, un po’ alla volta, che il fondamento di ogni vera azione si trova immancabilmente nella contemplazione” (Lettere dal deserto – Carlo Carretto).
Ma il silenzio racchiude in sé un’altra ricchezza di inestimabile valore: la sua capacità di “scavare nella persona”. Ossia di fare il vuoto in colui, che – “rinnegando se stesso” – dal silenzio si lascia nell’intimo demolire, affinché in tale vuoto possa poi agevolmente riversarsi il dono della Sapienza. E, per di più, non disgiunto da una grande capacità di ulteriore ascolto; indipendentemente dal fatto che la parola possa provenirgli dal Cielo o dal prossimo suo.
Ed ecco, quindi, che – da una capacità di ascolto così conseguita – si può infine giungere anche alla perenne disponibilità in merito ad una intensa accoglienza, riconoscente o doverosa che sia!
Come, dopotutto, provvide sia a confermarci che a raccomandarci pure lo stesso Signore tramite la disposizione – impartita a Mosè – di rivolgersi al popolo Eletto iniziando con quelle due sole parole, delle quali, la prima ci risulta davvero emblematica: “ASCOLTA, Israele!” (Dt 6, 4).

                                                           Paolo Morandi

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4 thoughts on “L’ascolto

  1. Il nostro papa emerito ha fatto spesso riferimento, nelle sue omelie e catechesi, al valore del silenzio. Io desidererei più silenzio attorno a me; invece, specie nel pomeriggio, la casa è piena delle voci e delle richieste dei miei figli. Capisco che devo imparare a fare ugualmente silenzio dentro di me, per ascoltare la voce dello Spirito, anche nel vociare della mia famiglia.
    Bello il riferimento allo Shemà Israel!… Ciao, Paolo!

  2. Una cosa, su cui ho insistito parecchie volte durante gli incontri di catechesi con i ragazzi, è proprio questa: la capacità di ascolto.
    Tante volte ho detto loro: “Abbiate rispetto gli uni verso gli altri, ascoltatevi, prestate attenzione a quanto vien detto a tutto il gruppo; e parlate uno alla volta!”
    Impresa assai ardua, oggigiorno!

  3. Nel senso spirituale, ascoltare vuol dire fare semplicemente spazio; cosa assai difficile in un mondo dove i pensieri e i problemi sono talmente tanti che a volte risulta difficile persino fare le cose semplici… Ma, ciò nonostante, non significa che sia impossibile!!! Noi dobbiamo sempre mirare alla perfezione e mai ammainare bandiera!!
    Per quanto riguarda il dialogo, risulta difficile soprattutto con quelli che non conoscono l’umiltà; non parlo di intelligenza, poiché una persona si dimostra intelligente se cambia dialettica e modo di parlare in base alla persona che gli sta davanti…

  4. In questo periodo, credimi, ho iniziato ad accorgermi che lascio poco spazio all’ascolto; non quello interiore, dove è quotidiana la ricerca di uno spazio/tempo/silenzio/solitudine, ma del saper ascoltare l’altro… Probabilmente non comprendo ancora l’importanza stessa di “portare fuori”, a parole, una determinata circostanza che ci scuote emotivamente…
    Prima ancora di riconoscere quant’è prezioso l’ascolto, dovrei ricordare questo, ma ogni volta scivolo…
    Dopo aver letto questo bellissimo articolo, metterò ancor più impegno nell’imparare la disciplina dell’ascolto.

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