Il perdono necessario come l’aria

“Colui che non perdona, sarà costretto a vivere nel continuo ricordo dei propri peccati” (libro del Siracide): sconcertante profezia biblica, che oggi si potrebbe pure tentare di spiegare con l’ausilio della psicologia. Ma, in fondo, a che servirebbe?
Oggi molti non vogliono neppure sentir parlare di peccato, perché dà fastidio ed inoltre ci credono assai poco: sa di vecchio, non è più di moda, e – comunque sia – è un concetto ormai “superato”.
Qui – oltretutto – non si entra solo nel campo spirituale o della psiche, bensì nel trascendentale (vale a dire nel rapporto uomo-Dio) e anche a certe problematiche, oggi, di solito si preferisce non pensare.
Ma come si fa a parlare del perdono, ignorando Dio? Il “per-dono” (dono dato per la vita, l’amore, la tua realizzazione) lo poteva inventare solamente Dio: perdonare “di cuore”, avendo “com-passione” (ossia soffrendo assieme a chi si perdona) ed essere disposti a perdonare sempre, ”settanta volte sette”… Insomma, non fa certo parte   della natura umana! Infatti si tratta di una prerogativa esclusivamente divina e l’uomo, pertanto, può davvero perdonare solamente se è in Dio.
Ne consegue che, anche qui, il primo passo sempre avviene nella preghiera; mediante la quale puoi riuscire ad ottenere la grazia di perdonare “da Dio” unita all’umiltà del riconoscimento di ciò che tu pure sei, cioè un peccatore (“Rimetti a noi i nostri debiti”).
Ma oggi – invece – troppi hanno disimparato a pregare e quindi anche a pentirsi dei propri errori, con l’inevitabile risultato di rimanerne invischiati e perciò incapaci a loro volta di perdono.
E’ una spirale logica; però di quella logica, satura d’influsso diabolico, alla quale finisce – di norma a sua insaputa – col soggiacere chiunque si è allontanato dal Signore. Poiché, infatti, tale spirale t’inabissa ben presto nella perdita del senso del peccato: l’errore non viene più riconosciuto come tale, bensì facilmente giustificato, anche non di rado esaltato e a volte persino legalizzato…
E a questo punto sei giunto nelle condizioni di “non trovare perdono né ora né mai” (Matteo 12, 32): l’unico peccato irreparabile, che neppure Dio può perdonare, poiché tu stesso ormai non lo vuoi più!
Alla già pesantissima profezia biblica per colui che non vuole perdonare, oggi possiamo perciò aggiungere pure la grave alienazione dei molti che più o meno inconsciamente persistono ad ignorare la realtà causata dai loro stessi errori; e l’inevitabile sofferenza che ne deriva non ottiene purtroppo altro risultato che richiamare ulteriore sofferenza, perché la causa di ogni male continua ad essere caparbiamente ricercata al di fuori di se stessi: un processo che può mettere profonde radici non solo nelle singole persone, ma anche in numerosi raggruppamenti e persino in nazioni intere (v. il terrorismo o certe popolazioni da molto tempo in guerra).
Eppure nessuno è senza speranza! Nonostante qualsiasi pazzia o cattiveria, la possibilità di aggrapparsi al perdono rimane sempre e per chiunque fino all’ultimo istante di vita. Poiché “Dio è amore infinitamente più grande dei nostri peccati”: possiamo anche insultarlo e persino sputargli in faccia (l’abbiamo già fatto), ma Lui ci ama egualmente; proprio per questo, infatti, ha pure voluto offrire – ad ognuno di noi – la partecipazione alla sua opera di amore-perdono-redenzione…
Ed ecco dunque che per gli sfiduciati, per i “senza Dio” – per coloro che si ostinano nel male e pertanto non possono né perdonare né tanto meno accettare d’essere perdonati – vi sono persone che, invece, hanno scelto di vivere nel perdono. Persone disposte a perdonare chiunque, anche senza alcuna richiesta e nulla chiedendo in cambio; sempre pronte a dare amore, quello vero, a fondo perduto: persone che, nella pratica del quotidiano, incarnano il Divino Amore.
Una realtà che ci è indispensabile; poiché l’Onnisciente appunto sa che nessun essere umano può credere al perdono senza aver potuto prima constatare, almeno per una volta nella sua vita, la concretezza di un simile dono.
Masso Un super-dono, perché in esso troviamo il fulcro del messaggio evangelico, la leva che spostò il masso del Risorto, l’edificazione di ogni forma di pace (e sempre iniziando dalla personale conquista della pace interiore): come il corpo ha bisogno anzitutto dell’aria, tanto che in essa costantemente vive immerso, così l’anima non può “respirare” se non perennemente immersa nel perdono.

Paolo Morandi

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3 thoughts on “Il perdono necessario come l’aria

  1. Una persona amica, pochi giorni fa, riflettendo sul senso della Risurrezione mi ha detto questa frase: “Il perdono di Dio è più forte dell’odio, è più grande di tutte le ingiustizie”.
    Mi rendo conto che, in una tale direzione, ho ancora molta strada da percorrere.

    • Importante, ed anche intelligente segno di umiltà, riconoscere i propri errori e difetti. Ma attento a non essere troppo severo verso te stesso!… Mi risulta, infatti, che anche a tal riguardo non hai “ancora molta strada da percorrere”; dato che nel complesso: “Tu non sei lontano dal regno di Dio” (Mc 12, 34).

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