L’ubbidienza: libertà e gioia

“Benché Gesù fosse il Figlio di Dio, tuttavia imparò l’ubbidienza da quel che dovette patire. Dopo essere stato reso perfetto, egli è divenuto causa di salvezza eterna per tutti quelli che gli ubbidiscono” ( Ebrei 5, 8-9).
E anche:
“Attraverso la via dell’ubbidienza, noi riusciamo a superare i limiti della nostra piccolezza uniformandoci alla divina volontà; la quale può così guidarci agevolmente ad agire in modo retto con la sua infinita sapienza e prudenza, producendo – in noi stessi e attorno a noi – effetti meravigliosi” (san Massimiliano Kolbe).
Ognuno di noi allora, in quanto creatura umana, può trovare la propria autentica libertà e la personale effettiva realizzazione solo nell’ubbidienza nei confronti del suo Creatore; ubbidienza sempre accettata per libera scelta e, di norma, anche validamente sostenuta da amore riconoscente. Infatti: “Se mi amate, osserverete i miei comandamenti” (Giovanni 14, 15)…
Penso sia ora opportuno ricorrere pure a un discorso figurato, come può essere quello dell’automobile; che è funzionante, e quindi “libera”, solo quando si muove più o meno velocemente. Perché è fatta per tale scopo e pertanto, muovendosi, si realizza; se rimane ferma, bloccata, risulta una cosa morta.
Così, dunque, siamo noi: veramente liberi e vivi solo quando esistiamo in Dio, che è il bene assoluto e perciò fonte di eterna gioia. E quindi, in pratica, possiamo divenire liberi e felici tramite l’ubbidienza ai Comandamenti e nel seguire i  vari buoni consigli che – oltre alle personali ispirazioni positive – ognuno di noi provvidenzialmente riceve durante la sua vita.
Poiché infatti, a  causa  del  libero  arbitrio, noi  possiamo  accettare l’autentica  libertà  – percorrendo la strada, che l’eterno Padre ci ha tracciato per la nostra felice realizzazione sotto ogni profilo – o scegliere invece una libertà illusoria (dato che, in effetti, si tratta di vera e propria schiavitù) impantanandoci nel male dei nostri stessi istinti lasciati a se stessi, nel male del mondo e dell’influenza diabolica (diavolo, colui che  divide, e iniziando sempre dalla persona; dando il via cioè, col separarla da Dio, ad un immancabile “frazionamento” all’interno della persona stessa).
L’autentica libertà è, dunque, essenziale per la nostra felicità; ma entrambe – libertà e felicità – le possiamo appunto trovare solo in quel Bene; che, oltre ad essere amore, è pure verità: ognuno di noi ha bisogno di amore, ma anche di vera conoscenza, per poter raggiungere e mantenere il suo equilibrio psicofisico.
Ed  ecco,  infatti,  Gesù  –  il  Verbo  di  Dio  –  insistere  ripetutamente sull’importanza della sua parola; perché essa appunto ci conduce alla vera conoscenza (ossia alla Verità) ed infine, per mezzo di quest’ultima, alla libertà: “Se rimanete ben radicati nella mia parola, siete veramente miei discepoli. Così conoscerete la verità, e la verità vi farà liberi” (Giovanni 8, 31-32).
Pertanto tra i benefìci della nostra quotidiana  preghiera  c’è pure – fondamentale – quello di far da  supporto all’ubbidienza in ossequio  alla Parola, compresa  quella dell’Antico Testamento: “Noi crediamo, Signore, alla tua parola” (Salmo 95).
In  definitiva  possiamo  allora  ben  constatare  come  la  preghiera e l’ubbidienza formino i primi gradini di quell’ascesa spirituale che conduce sempre ad una progressiva padronanza di noi stessi, segno certo e manifesto di autentica libertà.
Un’ascetica in cui dunque si succedono preghiera – ubbidienza – conoscenza o scienza o verità – sapienza (che è la verità messa in pratica) – libertà – edificazione ottimale della nostra persona; realizzando così con gioia la nostra  esistenza terrena, per poi proiettarla nell’eternità: “Se metterete in pratica i miei comandamenti, sarete radicati nel mio amore; allo stesso modo io ho messo in pratica i comandamenti del Padre mio e sono radicato nel suo amore. Vi ho detto questo, affinché la mia gioia sia anche vostra e la vostra gioia sia perfetta” (Giovanni 15, 10-11).
Paolo Morandi

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7 thoughts on “L’ubbidienza: libertà e gioia

  1. Hai spiegato benissimo i primi passi, che abbiamo liberamente da compiere, per addentrarci nell’autentica gioia di un’esistenza cristiana!

  2. Bravo, Paolo! E’ infatti necessario puntualizzare che Dio è amore assoluto e che “l’ubbidienza” consiste – quindi e soprattutto – nel vivere con gioia intensa il dono dell’amore, cioè il dono della vita stessa, che Egli ci ha dato.
    Assai diverso è invece il pensiero per cui fin troppo spesso si vede Dio come un giudice implacabile che ci schiavizza e dal quale vogliamo scappare in tutti i modi, perchè abbiamo paura del suo giudizio. Dimenticando, appunto, che Dio è anzitutto Amore; e che pertanto ci schiavizziamo da soli allontanandoci da Lui, pretendendo di vivere la nostra libertà senza cosiderare chi ce l’ha data.

  3. Che bella riflessione, Paolo! Venire qui e leggere i tuoi pensieri è una boccata d’aria fresca! Lo stare nella volontà di Dio è sicuramente una battaglia che va combattuta tutti i giorni: ci aiuta in questo quanto più ci sentiamo figli di Dio, ci fidiamo di Lui, della sua bontà e provvidenza.

  4. Possiamo tener presente anche queste frasi a nostro sostegno, sprone e conforto: “Per il Signore valgono poco il profumo dei sacrifici e la carne grassa bruciata sull’altare. Per Lui conta molto di più chi gli ubbidisce” (Giuditta 16, 16).
    “Il buon Dio mi ha fatto conoscere l’obbedienza, che è la cosa a Lui più accetta e per me l’unico mezzo di sperar salute e cantar vittoria” (san padre Pio).
    “Sento la mia anima sempre più libera quando ubbidisco” (santa Edith Stein).

  5. E’ purtroppo quanto mai attuale, Paolo, questa tua riflessione sulla ubbidienza e sulla libertà; poiché oggi viviamo in tempi di schiavitù: “il mondo“, infatti, tende a toglierti la libertà. Mi riferisco, in ciò, alla società che ti procura ruoli di vita preconfezionati e che è cosa ben diversa dalla “comunità“; essendo quest’ultima, invece, luogo vero di incontro di persone interiormente libere.
    Infatti, ogni qual volta che oggettiviamo l’altro, perdiamo la libertà; perché perdiamo la relazionalità, vero dono di Dio. Perciò quando in una collettività si perde la gioia del sentirsi “persona“, si ha davvero preso la china della schiavitù; e poichè la schiavitù, se non la si combatte, ai più piace, è poi assai difficile liberarsene… La lotta, che dobbiamo ingaggiare, è perciò contro i vari tipi di schiavitù; che trattano l’essere umano come un oggetto e anche la scienza – se si limita ad oggettivare l’essere umano – diviene schiavizzante: dobbiamo tornare, oltre che alla Fede, alla metafisica della persona; perché è dal cuore del nostro essere “persone” che possono essere risolti i problemi.
    Quando, ad esempio, la politica perde questo obiettivo – per poi promuovere astrattezze di bilanci economici senza badare alle comunità reali presenti in un popolo – essa perde la propria funzione; anche una cultura estetizzante che promuove i consumi è schiavizzante e lo stesso eros può essere schiavizzante, se non orientato al bene della persona; persino i misticismi, che portano alla fusione oceanica dell’io con il cosmo, sono anch’essi fonte di schiavitù poiché spersonalizzano. La preghiera cristiana, invece, non spersonalizza; ma costruisce quell’umanità e quella civiltà che tutti attendiamo.

      • Vedi, Paolo, siamo cattolici e cioè il nostro pensare comprende un po’ tutto; ma, riguardo alla lunghezza del mio dire, forse non hai mai preso in seria considerazione la complessità della tematica da te brillantemente trattata. Va da sé, infatti, che molti termini di uso comune nel nostro linguaggio di ogni giorno (amore, libertà, ubbidienza, etc., etc.) hanno davvero perduto il loro senso originario e quindi meritano quantomeno una chiarificazione, anche se ciò dovesse comportare “la fatica del discorrere”!

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