Mai “gettare la spugna”!

  A proposito delle indulgenze plenarie del trascorso Giubileo, un mio amico mi diceva 
(con tono piuttosto avvilito) che – per quanto si possa cercare la strada della santità – dobbiamo infine arrenderci di fronte all’evidenza di rimanere sempre e comunque dei poveri peccatori, poiché ancora di norma afflitti da una recidività almeno parziale.
Infatti nonostante la conversione, nonostante la sincera volontà di cambiare vita, le acquisite voglie insane – eredi delle passate trasgressioni – egualmente e fortemente persistono…
E’ vero! Ma saper poi resistere alla tenace seduzione degli abbandonati vizi (dipendenza nociva che, specie nei primi tempi, spesso si fa risentire pure in modo improvviso e assai violento; proprio anche perché maggiormente “rinfocolata” da un prolungato digiuno) diviene ogni volta virtù eroica, il massimo della preghiera in tale periodo di conversione.
Occorre allora pensare che è come servirsi del proprio “ex letame spirituale” per meglio alimentare l’albero della nuova vita.
Come lo è pure l’impegno per trasformare in fervente offerta di espiazione e di purificazione – autentico “sacrificio perenne” – tutto quel bagaglio di negatività nei riguardi della salute, delle condizioni familiari, sociali e di sovente persino economiche, che ci risulta causato soprattutto dalle nostre trascorse trasgressioni…
E se ancora – dunque – vi fossero delle ricadute, a questo punto davvero assai sconfortanti, non rimane che abbandonarsi di nuovo all’imperscrutabile misericordia dell’eterno Padre: anche questo – infine – è servirsi, umilmente e con amore, del proprio letame…
San Francesco diceva che Dio è soprattutto pazienza e quest’ultima da cosa è sostenuta se non dalla misericordia?
Di conseguenza chi – nonostante le dolorose ricadute – continua a confidare in Dio, gli rende oltretutto egualmente gradito omaggio; perché dimostra di non mancare almeno nella sua fede in riguardo alla costante, trepida, attesa di un Padre immancabilmente “ricco di misericordia”.
E, pertanto, così insistendo – oltre a crescere comunque in santità – potrà di certo prima o poi sperimentare, vivificare in sé ancora su questa terra, quella bellissima e confortante frase della liturgia che dice: “Con l’aiuto della tua misericordia vivremo sempre liberi dal peccato e sicuri da ogni turbamento”. corona
E – per di più – potrà anche un giorno ritrovarsi  in Cielo a godere di quella stupenda e intramontabile condizione, che è il privilegio eterno di ogni eletto: “Sarai una magnifica corona nella mano del Signore, un diadema regale nella palma del tuo Dio” (Isaia 62, 3).

                                                                                              Paolo Morandi

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9 thoughts on “Mai “gettare la spugna”!

  1. Questo articolo trasuda positività, profonda e consapevole, dell’infinita misericordia del Padre.
    Mentre leggevo ho pensato ai non pochi peccatori, che molto faticano per elevarsi e non peccare più… Come pulcini, che si preparano al loro battesimo dell’aria, saltando e sbattendo scoordinati le ali.

    • Bello il riferimento ai pulcini!… Ciò che è essenziale, risiede nel ricominciare sempre e, ad un certo punto, arriverà anche la stabilità: occorre, soprattutto, puntare sul voler amare!

  2. Ciao, Paolo e Massimo! Giorni fa, parlando con un amico, sottolineavo che per “costituzione e tendenza” siamo essenzialmente egoisti; l’opposto di ciò, che Dio è… Partire ogni giorno da questa consapevolezza, può essere un atto di umiltà e quindi una spinta quotidiana a sconfiggerci.
    Ciò che Gesù ci ha insegnato è che, sconfiggendoci, noi possiamo trarre pace e gioia: quale straordinario sapore ha la vittoria, che deriva dall’essere sconfitti dall’Amore e dalla Tenerezza di Dio! Un grande abbraccio, Maurizio

  3. Il tuo titolo è eloquente, Paolo. Credo che il problema sia sempre di non volerci rimettere alla volontà di Dio.
    Spesso lo “statuto” di peccatori ci fa comodo per non doverci impegnare nel migliorare noi stessi. Invece il libero arbitrio ci pone sempre davanti alla Croce ed alla necessità di fare una scelta per la nostra vita.
    Perché infatti siamo stati redenti da Cristo, quindi questo “statuto” salta completamente e ci resta da decidere se accettare la Misericordia di Gesù o rifiutarla… La nostra quotidiana conversione e la nostra doverosa testimonianza di gioia è tutta qui: esprimere la libertà vitale che ci dà la Misericordia di Dio, senza cercarci alibi. Vivere cristianamente, come ci richiama continuamente papa Francesco, consiste proprio nell’abbandonare la comodità di “cristiani da salotto” per diventare evangelizzatori missionari che “sentono l’odore delle pecore addosso” (non è il privilegio dei soli sacerdoti, ma di tutti i cristiani); altrimenti si diventa ridicoli !

  4. Oltre all’aspetto dell’essere peccatore, questo articolo mi richiama anche quell’altra faccenda dei servi inutili, specialmente se uno è impegnato a vario titolo nella propria comunità parrocchiale. A volte mi chiedo se valga veramente la pena spendere del tempo (catechesi con i ragazzi, ad esempio) con gente che “normalmente” vive in famiglie (alcune, non certamente tutte) dove non si pone minimamente attenzione alla preghiera insieme, per non parlare del partecipare alle celebrazioni in parrocchia o del rendersi disponibili in qualche attività nella comunità: poi naturalmente, a tappe, si esige tutta la carrellata dei sacramenti senza coglierne il reale e profondo significato, bensì per imbandire banchetti di pranzi e cene, come se per queste ultime non mancassero altre occasioni.
    Tuttavia puntualmente trovo qualcuno che mi sprona e mi dice di andare ancora avanti nella “semina” della Parola: anche per di qui passa il cammino verso la santità? Con tutta probabilità sì, giacche mi risulta sia una via assai irta e su cui ben difficilmente vedrò a distanza di tempo dei risultati positivi. A proposito di risultati: mi ricordo che una volta il mio vecchio parroco (il quale per le comunità in cui ha operato ha speso parecchio di suo in termini di preghiera, tempo, energie ed anche denaro; uno che non ha gettato la spugna nemmeno nei momenti più duri) mi disse che di quello che ha seminato, lui non vedrà la resa: la vedranno invece chi gli succederà.

    • Sì, “anche per di qui passa il cammino della santità” e qualcosa rimarrà di ciò che è stato seminato… Però io sono convinto che molto in difetto siano anche i parroci, perché dovrebbero dire apertamente e ripetutamente – persino nelle varie omelie durante la Messe festive – di evitare, o perlomeno ridurre in maniera drastica, “pranzi e cene” in tali occasioni di profondo significato spirituale.

  5. Il Signore ci dice: “Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro”.
    Orbene se non ne fossimo capaci, non ce l’avrebbe detto, perché Dio non illude e non delude mai i suoi amati figli. Il fatto che la perfezione, non è quella che possiamo pensare noi ed arrivare noi con le nostre caduche forze: falliremo e saremo ben lontani dal traguardo.
    Dobbiamo tendere alla Perfezione, ossia tendere a Dio, l’unico che ha in sè la perfezione dell’Amore e, con piccoli sforzi e superando tentazioni e prove, ci incammineremo verso la nostra personale santità.
    Guardiamo alla Vergine Maria, modello perfettissimo di santità, ma guardiamo anche ad Eva, come suoi figli esuli; perchè anche lei, dopo la grande caduta, si è pentita e ha percorso la via della purificazione e ora è annoverata fra i santi del Paradiso.

  6. Dio è la perfezione assoluta; e noi, pertanto, non potremo mai risultare “perfetti come Lui”! Perciò, dobbiamo interpretare la frase di Gesù, nel senso di fare del nostro meglio per raggiungere il nostro possibile stato di perfezione: una perfezione umana e, quindi, sempre relativa… Ma teniamo anche ben presente che – quando ci impegniamo ad amare Dio “con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la mente e con tutta la nostra forza” – siamo, dunque e nel nostro piccolo, veramente perfetti.

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