Messaggio ad un vecchio

Anch’io sono un vecchio come te. Anch’io – come te – soffro di artrosi, di mal di schiena, di vuoti di memoria e di vari altri acciacchi. Anch’io – come te – mi accorgo che purtroppo è ora di tirarsi da parte per far largo ai giovani, anche se mi fa sorridere la loro presunzione di aver capito tutto della vita: anch’io, alcuni decenni fa, ero così.
Però lasciar spazio ai giovani non vuol dire tirare i remi in barca, ma lasciare i remi a braccia più robuste per occuparsi del timone. Poiché la nostra non è più l’età del lavoro, ma del messaggio: con discrezione e con serenità trasmettiamo ai giovani quella saggezza che anni, esperienze, errori ci hanno insegnato.
 Ed è l’età della preghiera… Il mondo sarà salvato dall’impegno dei giovani, ma ancor più dalla preghiera dei vecchi.

(don Dante Clauser)

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6 thoughts on “Messaggio ad un vecchio

  1. Purtroppo l’essere vecchi si pone come un problema, come del resto tutte quelle persone che sono classificate “DEBOLI”: un bambino è debole, un ammalato è debole, un vecchio è debole.
    Il vecchio poi – oltre a essere debole – lo si ritiene superato, obsoleto; e allora via da un’attività, via dagli affari, via dalla famiglia. I giovani corrono; si sentono forti perché padroni della tecnologia, che hanno imparato a scuola, poi ai corsi di specializzazione pagati dal vecchio padre. Viaggiano spediti in Italia e all’estero con l’auto pagata dal vecchio padre. Affidano i propri figli a terzi, invece di affidarli ai nonni, perché i bambini devono stare insieme ad altri bimbi per socializzare.
    Una volta i vecchi erano parte integrante della famiglia e avevano una loro funzione; ora, invece, sono messi da parte e con loro viene accantonata tutta la loro esperienza. Se guardiamo gli effetti dell’insieme di queste situazioni, possiamo dire che sono disastrosi; il mondo non è mai andato così male.
    Ma le persone anziane potrebbero sempre ancora offrire tanto e tutto gratuitamente: è da stolti non approfittarne.

    • Carissimo Enzo,
      hai perfettamente ragione nel descrivere l’attuale diffuso comportamento dei giovani e la loro considerazione a proposito delle persone anziane.
      Un semplice esempio: penso che avrai notato pure tu come con grande disinvoltura non pochi giovani commessi, specie se impiegati in un negozio di elettronica, si rivolgono ad un anziano dandogli del “tu”…
      Ma nella mia ormai lunga vita ho potuto più volte ben notare come, tutto ciò che è sbagliato, col tempo crolla e poi sparisce!
      Oggi la maggioranza dei giovani, che molto hanno ricevuto dai “loro vecchi”, assai di spesso non sono purtroppo disposti ad ascoltare né i consigli né tanto meno gli ammonimenti di questi ultimi.
      Non parliamo poi della loro situazione per quanto riguarda la religiosità!
      Non dimentichiamoci – però ed inoltre – della potenza della preghiera, alla quale la persona anziana di sovente ricorre e in cui giustamente confida.
      E a proposito della “preghiera dei vecchi” – compresa, dunque, la quotidiana offerta dei loro frequenti acciacchi – ti voglio riportare un aneddoto di san Pio da Pietrelcina…
      Alla domanda di un suo figlio spirituale, che gli aveva chiesto se fosse più accetta a Dio la preghiera di un santo in Cielo o quella di un uomo in Terra, questa fu la risposta: “Io credo la preghiera dell’uomo sulla Terra; perché egli, alla semplice preghiera, vi aggiunge il gemito”.

    • Caro Enzo, beh, consentimi dire che il tuo commento è bellissimo!!!
      Poiché tu descrivi ciò che è reale; e soprattutto come l’egoismo prevalga… Difatti classificare deboli le persone escluse dalla società la dice lunga: l’indifferenza uccide ogni giorno una marea di persone e non solo persone anziane, ma del resto non si può obbligare nessuno a starti vicino. Sono pertanto convinto che il problema sia sempre un discorso di cuore, soprattutto in questo tempo di tribolazione; cioè di prova come descritto soavemente nei messaggi di Medjugorje, collegando tutto questo a quello che disse Simeone a Maria: “Affinché siano svelati i pensieri di molti cuori”.
      Quindi senza conversione del cuore, è impossibile distinguere ciò che è giusto o sbagliato, poiché la finalità della fede credo sia proprio lo SPIRITO SANTO che Gesù ha promesso, e senza di Lui a che serve definirsi cristiani?
      Comunque è un discorso lungo… Ricorda che a volte la solitudine è una GRAZIA, che ti fa comprendere che Gesù non ti abbandona mai. Tutti possono dimenticarsi di te, ma Lui mai; Lui è vero amico, quindi resta solo una cosa da fare: partire da Lui dicendo semplicemente: “Gesù confido in te!”.

  2. Caro Paolo,
    hai citato una situazione alla quale il mondo di oggi vuole a tutti i costi che non si pensi per riuscire a controllare le coscienze. Infatti, il problema non è farsi vecchi, tanto non ci sfugge nessuno, ma quale senso dare alla propria vita fin da giovani ed ancor più da anziani. Cioè, per essere chiaro e non equivoco, che rapporto abbiamo con la morte? E’ una inesauribile fine, che termina una vita in un perenne incompiuto? Oppure pone le basi per considerarla una Grazia, che corona il suo completamento in Dio, e quindi avvia il tempo in senso escatologico ad immagine di un bicchiere sempre più pieno?
    La perenne diatriba dei ruoli, che con l’avanzare dell’età mutano continuamente, si risolve nell’accettazione di se stessi come creature amate dall’Onnipotente e dal compimento di una missione di testimonianza attraverso il compimento del tempo. Spesso la diatriba dei giovani è causata dal sentirsi troppo padroni della propria vita. Come già detto da te ed Enzo Cavani. Quella degli anziani – per non dire “vecchi” con un’assonanza peggiorativa – è di non riuscire a farsi sentire dai giovani per farli partecipi delle proprie esperienze di vita.
    Il mio peregrinare – che ormai si avvicina sempre più al mezzo secolo di vita – mi fa capire che solo amando se stessi per quanto siamo e amando gli altri per ciò che sono, ci può essere un rapporto virtuoso e sinergico. Altrimenti ci sarà una continua rivalità, legata all’età, che non troverà mai fine. Poiché il fine non è il contrapporsi, ma il completarsi a vicenda sapendo quali sono i propri limiti: una certa inesperienza per i giovani e la tentazione di essere troppo invadenti per gli anziani a motivo dei bei-tempi-andati-che-non-tornano-più. E, in un caso come nell’altro, si sfocia nel ridicolo di se stessi.
    Meglio, in sintesi, un’umiltà basilare reciproca che trae la propria forza da Dio; perché è Lui, che ci attribuisce i nostri talenti. Un saluto, Paolo, e a presto.

  3. Nel foglietto dell’Apostolato della preghiera di questo mese, possiamo trovare scritto: “Affinché la saggezza e l’esperienza delle persone anziane siano riconosciute dalla Chiesa e nella società, preghiamo!”.

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