Maria, “Porta del Cielo”

 “Donna, sei tanto grande e tanto vali, che qual vuol grazia e a te non ricorre, sua disianza vuol volar senz’ali” (Dante – Paradiso, canto XXXIII). 
Per noi, creature assai fragili, non è proprio possibile vivere nella preghiera – rimanere, cioè, in Dio – senza “passare attraverso di Lei”: senza divenire devoti figli di tale ineguagliabile madre, riflesso incarnato della stessa maternità divina.
Poiché questa madre, “Specchio della santità divina “, riflette proprio (in piena completezza e in modo del tutto particolare) sia la potenza che la bontà, la misericordia e – tanto più – la tenerezza e la commovente sollecitudine del Creatore nei confronti dell’intero genere umano: “La tua benignità non pur soccorre a chi domanda, ma molte fiate liberamente al dimandar precorre“.

Vergine potente contro il male

L’Onnipotente è “paziente e misericordioso, lento all’ira e ricco di grazia” (Sal 145); ma è anche giustizia!
Deve esserlo, perché altrimenti finirebbe con l’andare contro se stesso… Ma la Madonna, no! Il giudizio non le compete e pertanto è solo amore, compassione, e particolare apprensione per i suoi figli più lontani.
San Bonaventura, a tal proposito, afferma: “Maria trattiene in noi le virtù, perché non sfuggano; i meriti, perché non periscano; le grazie, perché non si disperdano. Incatena i demoni, perché non nuocciano; e infine ferma il braccio del Signore, perché non castighi i peccatori quando peccano”.
Il suo amore per noi è, dunque, talmente grande da far persino barriera tra la giustizia divina e l’umanità!
Ed è anche assai logico, a pensarci bene: il sangue di suo Figlio è stato versato per tutti gli esseri umani e Lei era lì; da quel giorno fu, appunto, madre non solo di “Quello” ma anche di “questi” e pertanto non vuole assolutamente che vadano perdute anime, riscattate per di più a così caro prezzo.
La sua intesa con Dio fu sempre – e lo è tanto più ora – talmente perfetta da renderla seconda, per maestà e potenza, solamente a Dio stesso; è l'”Onnipotente nell’intercessione”: “O Vergine, quello che il Signore può per sua volontà, tu lo puoi per la tua preghiera” (sant’Agostino).
Ma perché Dio, che è l’Amore e quindi infinita misericordia, gradisce – e, anzi, spesso persino attende – le suppliche e i sacrifici di coloro che intercedono e che, a volte, addirittura espiano per gli altrui peccati?
Proprio, e soprattutto, perché è amore!
Vuole di conseguenza elevarci – con l’accettare le nostra mediazione – al rango di suoi collaboratori nella salvezza delle anime, rendendoci così ancor più “simili a Lui”.
In tal modo, infatti, può trasformarci in parte attiva della sua stessa misericordia e concederci quindi l’onore e il privilegio di venire a far parte ancor più intimamente della sua essenza, che è appunto amore.
E primo fra tutti – in quest’opera d’intercessione e, soprattutto, di espiazione – è l’Amore stesso, incarnatosi in Gesù, l’uomo-Dio; ma immediatamente dopo possiamo sempre trovare Maria, madre sua e anche madre – appunto – di ogni altro essere umano; e poi, in un certo senso, pure gli angeli e inoltre i santi ed anche alcuni personaggi dell’Antico Testamento, quali Abramo e Mosè; includendo infine pure tutte le successive “anime buone” di ogni tempo e – tra di esse – specialmente le rare, ma efficacissime, “anime vittime”; persone che, di norma nell’umile nascondimento, ancora a tutt’oggi fanno della loro esistenza terrena un vero e proprio olocausto per impetrare la salvezza dei peccatori anche più ostinati: “Esistono persone che lasciano dietro di sé come un sovrappiù di amore, di sofferenza sopportata, di purezza e di verità, che coinvolge e sostiene gli altri.
E’ la realtà della vicarietà, sulla quale si fonda tutto il mistero di Cristo. Il suo amore sovrabbondante ci salva tutti. Nondimeno fa parte della grandezza dell’amore di Cristo non lasciarci nella condizione di destinatari passivi, ma coinvolgerci nella sua opera salvifica e, in particolare, nella sua passione” (dalla bolla di indizione del Giubileo dell’Anno 2000 – Incarnationis mysterium).
E a proposito di una simile oblazione mediatrice e protettrice – autentico argine contro il dilagare di ogni male e capace pure di trattenere, persino di far svanire o perlomeno di mitigare, i castighi che il “Dio della misericordia” ciò nonostante è pur “costretto” a dare – mi è anche assai gradito poter ricordare una brevissima poesia scritta da una mia alunna in occasione della “Festa della mamma”: “Madre celeste, madre terrestre: due valide barriere per me”.
Don Stefano Gobbi, inoltre, responsabile e primo divulgatore del Movimento Sacerdotale Mariano, asserisce che la Madonna stessa gli abbia dettato in locuzione interiore le seguenti parole:
“Non scoraggiatevi per i vostri difetti e neppure per le vostre cadute; mai vi abbandono, mai vi lascio soli.
Io sono mamma: il mio piacere più grande è quello di perdonare, perché dopo posso donare un amore ancora più grande.
E voglio anche dirvi che ciò che maggiormente intenerisce il mio cuore, è quando talvolta vi sento piangere come bambini.
Può la mamma non commuoversi di fronte al suo bimbo che piange?
Ecco: quando tutto sarà crollato, resterà solo la forza del vostro pianto che mi costringerà ancor più ad intervenire – in modo prodigioso e terribile – per sollevarvi da ogni forma di miseria”.
Si può, pertanto, facilmente intuire la rabbia e il terrore dei demoni nei confronti di Maria Ss. e in particolare l’irriducibile odio, ricolmo di orgoglio ferito, di Satana: l’ex Lucifero, l’inferiore solamente a Dio, prima dell’Immagine di una simile creatura rivelatagli dal pensiero del Signore.
Nella loro superbia – infatti – gli angeli ribelli possono ancora comprendere di dover, in definitiva, essere immancabilmente sconfitti dall’Onnipotente (compreso l’uomo-Dio, Gesù); ma da Colei che è stata in tutto e per tutto pure una semplice creatura umana, questo proprio no!
Fu proprio invece un’umile e sconosciuta ragazzina, dimorante in un oscuro paesetto di un minuscolo popolo, a ricevere privilegi inauditi – fin dalla sua immacolata Concezione – per finire con l’essere elevata dal Signore al rango di mea domina: dominatrice potentissima di tutto il Creato.
Dominatrice, quindi, di Satana stesso; e da lui, appunto, odiatissima anche perché il suo esatto opposto: Lei l’Umilissima, lui il massimo della superbia; Lei l’Obbedientissima, lui il primo ribelle; Lei la creatura più pura, lui l’essere più sozzo…
San Luigi Maria Grignon de Montfort scrive nel suo Trattato della vera devozione a Maria
“La santa madre di Dio è la più terribile avversaria del diavolo che il Signore abbia creato. Fin dal paradiso terrestre, quando Maria era ancora soltanto nella sua idea, le associò una tale avversione nei confronti di questo suo maledetto nemico, una così grande abilità nello scoprirne la malizia, così tanta forza per vincere e annientarne l’orgoglio, che egli la teme più degli angeli e dello stesso potere divino.
L’ira, l’avversione e il potere di Dio superano certamente quelli di Maria; ma Satana, a causa della sua superbia, soffre moltissimo nell’essere schiacciato e punito da un’umile e piccola serva del Signore.
L’umiltà della Madonna lo umilia più della divina onnipotenza: molte volte fu costretto a confermare, suo malgrado per bocca di ossessi, che egli per la salvezza di un’anima teme maggiormente un semplice sospiro di Maria che le preghiere di tutti i santi, una sola minaccia di lei più dei suoi stessi tormenti”
“Metterò inimicizia tra te e la donna, tra la tua e la sua discendenza. Questa discendenza ti colpirà al capo e tu la colpirai al calcagno” (Genesi 3, 15).
In questa frase balza evidente l’irriducibile conflitto, che sempre vi sarà, tra la Madonna e il demonio; ma anche tra la sua stirpe (costituita, oltre che dal suo unico Figlio carnale, pure dalla successiva ed immensa moltitudine di tutti gli altri figli in ogni tempo a Lei devoti) e la stirpe demoniaca, i figli-schiavi di Satana.
Non certo a caso, infatti, nella parte finale della Bibbia ci viene ancora ricordato che: “Infuriato con la donna, il drago andò a far guerra contro gli altri figli di lei; quelli che mettono in pratica i comandamenti di Dio e rimangono fedeli a ciò che Gesù ha annunziato” (Apocalisse 12, 17).
Ed inoltre si può pure alquanto chiaramente comprendere che, in tale conflitto, i secondi – nonostante il subisso di colpi micidiali – non mancheranno di colpire a loro volta i primi, anche se magari poco prima di soccombere definitivamente.
E la storia, in effetti, sta assai spesso nel concreto a documentarci il feroce accanimento con cui gli alleati del “principe di questo mondo” hanno sempre di preferenza perseguitato – come senza alcun dubbio continueranno particolarmente a perseguitare – proprio i devoti della Ss. Vergine…
Nella frase di condanna dell’Onnipotente può celarsi, però, anche un’altra realtà!
“Colpire al capo”, sede dell’intelligenza e della volontà, può pure significare colpire la ribellione schiacciando la superbia – causa primaria di ogni male, di ogni legame col peccato – ponendovi quindi fine; colpire invece “al calcagno”, può voler significare attaccare nella carnalità, ossia nel punto più vulnerabile dell’essere umano (il suo “tallone d’Achille”).
Ne consegue che colui, che pone la propria anima – il proprio “capo” – a disposizione della volontà di Dio e per di più tramite l’atto di consacrazione alla Madonna, otterrà che “il capo” stesso (protetto dagli speciali interventi dell’umilissima “Vergine potente contro il male”) sarà sicuramente preservato dalla superbia e – riuscendo in tal modo a vincere in sé ogni forma di ostinata ribellione – potrà infine tenere pure validamente a bada tutti quegli impulsi perversi che il demonio mai trascura di fomentare in una carnalità, sempre e comunque, inquinata dal peccato originale.

La consacrazione al Cuore immacolato di Maria

E’, prima o poi, inevitabile per chi vuol essere figlio di Dio ed erede del Paradiso; tanto più considerando le numerose insidie spirituali – ed anche, non di rado, le gravi difficoltà di ogni genere – che ormai da diversi decenni caratterizzano la nostra vita quotidiana, sia a livello individuale che sociale: “Ma noi crediamo che oggi più che mai – precisamente perché le nubi oscurano l’orizzonte, precisamente perché in alcuni momenti si direbbe che le tenebre nascondano sempre più le vie, precisamente perché l’audacia dei ministri dell’Inferno pare che aumenti come mai è avvenuto – proprio per questo crediamo che l’umanità tutta debba dirigersi verso quel sicuro porto, che è il Cuore immacolato di Maria” (Pio XII – Città del Vaticano, 12 ottobre 1954).
Normalmente, dunque, s’incomincia con la preghiera verbale e con la volontà di amare il Padre nel rispetto dei Comandamenti e i fratelli con le opere di misericordia corporale e spirituale.
Quindi si sente il bisogno del frequente ricorso ai sacramenti (Comunione e confessione), anche proprio perché ben presto ci si accorge che altrimenti – nonostante le preghiere e la buona volontà – non si può riuscire ad essere costanti e fedeli come si vorrebbe.
Pure san Paolo ci dà conferma – e in prima persona – delle innate e insuperabili difficoltà, da parte del solo essere umano, nel voler compiere costantemente il bene: “In me c’è il desiderio del bene, ma non c’è la capacità di compierlo” (Romani 7, 15).
Egli indica pertanto nell’unione psicofisica con Gesù Cristo, la condizione indispensabile per vincere la nostra debolezza in quanto – a ragione di tale intimità – lo Spirito Santo potrà darci la forza, che ci necessita.
Soprattutto per questo, infatti, Gesù – poco prima della sua dipartita da questa terra – istituì l’Eucarestia…
Ma la natura umana è così fragile (e il male talmente radicato e diffuso) che ciò nonostante, spesso, ancora non basta!
Ecco allora il ricorso sempre più frequente alla Madonna, poi il costante affidamento alla mea domina ed infine la consacrazione al suo Cuore immacolato: l’offerta a Lei di tutta la nostra persona, affinché con Lei e tramite Lei – sforzandoci di imitarla, di farla in noi rivivere sulla Terra – si giunga a Dio (ad Iesum per Mariam).
Maria è l’“Amata” (tale sembra essere uno dei significati più probabili del suo nome) dalla Ss. Trinità; è la “Prediletta” tra tutte le creature: è figlia del Padre, sposa dello Spirito Santo, madre del Figlio.
Dio, perciò, l’ha scelta quale tramite iniziale e terminale tra sé e l’umanità: è attraverso Lei che il Signore è sceso sulla Terra ed è sempre mediante Lei che ogni creatura umana sale al Cielo (Ianua coeli).
E’ la perfetta e perenne “Dimora dello Spirito Santo”; e pertanto, ricevendo Gesù Eucaristico, è lo stesso Spirito del Figlio suo che ti ispira a consacrarti a Lei!
Perché se è vero che è Gesù Cristo, mediante lo Spirito Santo, che dà la forza (“l’Alimento”) alla tua anima, è altrettanto vero che – se, inoltre, ti consacri alla Madre – sarà poi Lei che si farà cura di custodirti tale forza e di accompagnarti “dandoti la mano” affinché tu non cada o, se cadi, subito ti possa rialzare sulla strada della santità.
Lei che ha accolto in sé il Signore, l’ha custodito, gli ha dato concretamente la mano nei suoi primi passi su questa terra, farà con gioia – se lo vuoi – altrettanto con te, continuando in tal modo nel compito per il quale Dio stesso la creò: “Ai suoi figli richiede l’anima e il corpo, desidera che glieli consacrino entrambi, perché lei stessa vuole prepararli secondo il gusto di Dio” (Montfort).
A questo punto ritengo opportuno riportare per intero il brano stupendo, tratto dal capitolo “L’era di Maria”, del libro del Montfort:
“Ascoltate! Ho detto che i santi sono modellati in Maria. Perché, infatti, vi è una grande differenza tra il fare una statua in rilievo a colpi di martello e di scalpello e il farne una gettandola nello stampo. Per farla nella prima maniera, gli scultori e gli statuari lavorano molto ed è a loro necessario molto tempo. Per modellare nella seconda maniera, invece, occorrono poco lavoro e pochissimo tempo.
Sant’Agostino chiama la Madonna, forma Dei, lo stampo di Dio, adatto a formare e a modellare uomini divinizzati.
Chi pertanto si getta in questo stampo di Dio, viene in fretta formato e modellato in Gesù; e Gesù in lui. In breve tempo, e con poca spesa, diventerà un uomo divinizzato; perché si è gettato nello stesso stampo nel quale è stato formato Dio. Egli – quindi – non conta sulla propria capacità, ma solo sulla qualità dello stampo.
Ricorda bene, però: nello stampo viene gettato solo materiale fuso e liquido; questo significa che devi fondere – ossia distruggere – in te l’uomo vecchio, se vuoi diventare l’uomo nuovo in Maria”
Una simile consacrazione, allora, dà sicurezza e pace in questa “valle di lacrime”; costituisce un punto fisso di riferimento, una guida sicura, cui rivolgersi sempre con fiducia nelle acque insidiose – colme di precarietà e spesso assai tempestose – della nostra esistenza.
L’offerta a Lei di noi stessi e la nostra quotidiana invocazione nei suoi confronti, le permettono dunque di assisterci in modo del tutto particolare.
Ella diviene così la nostra “Stella del mare” e, all’occorrenza, pure la nostra immancabile “Ancora di salvezza”.

Paolo Morandi

Da: “Felice sessualità nella vita cristiana” (cap. XI – v. in Google – Ed. Youcanprint).

 

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