Canali di grazie

“Cari figli! Oggi vi invito ad aprirvi di più a Dio, affinché Egli possa agire anche attraverso voi. E nel grado con cui vi aprirete, in tal grado coglierete i frutti” (Medjugorje, 6 marzo 1986).
Trovo assai confortanti queste frasi della Madonna; parole che, oltre tutto, ci dimostrano il grande rispetto dell’Onnipotente nei riguardi del nostro potere decisionale. E ciò non solo per il principio del libero arbitrio, bensì sempre ancora essenzialmente per amore; ossia perché il Signore vuole renderci immancabilmente compartecipi – e quindi meritori – di ogni suo progetto e del suo conseguente operare.
In tale contesto, allora, possiamo ben intravedere l’autentica esistenza di un mistico canale comunicante tra noi e Dio; ed anche considerare persino noi stessi dei veri e propri canali: più infatti teniamo tali condotti sgombri da ogni forma di intralcio (peccati, scrupoli, preoccupazioni, eccessiva importanza verso tutto ciò che è materiale e transitorio), più il Signore può inondarci con le sue grazie e – di rimando – renderci pure apportatori di grazie per molti altri.
La Madonna, dunque, vuole anche rassicurarci proprio in merito agli ottimi e molteplici risultati che potremmo ottenere tramite una costante ed accurata “opera di drenaggio “ eseguita da noi stessi e in noi stessi…
Ma tutto ciò non è certo facile e per di più – specie in questi ultimi tempi in cui il male è dilagato per ogni dove e, di conseguenza, anche l’influsso del Maligno è aumentato di pari passo – può risultarci scarsamente efficace la normale buona volontà, per quanto pure sostenuta dalla quotidiana preghiera e da un maggiore ricorso ai sacramenti.
Al giorno d’oggi – come, del resto, ha già più volte ritenuto opportuno farci presente anche Giovanni Paolo II – occorre allora impegnarsi con autentica decisione e conseguente sforzo eroico per poter intraprendere la strada della santità: occorre, cioè, darsi in ogni modo da fare per cercare nel quotidiano anzitutto la familiarità col divino; divenire, in pratica, dei mistici!
E anche se i mistici non sono ovviamente tutti della stessa statura, così come lo è per gli angeli e i santi, è comunque di certo ormai giunto il tempo in cui ogni cristiano è chiamato ad essere tale nel pieno significato della parola.
A conferma di ciò possiamo pure ricordare quanto disse, circa appunto un trentennio or sono, il teologo Karl Rahner: “Il cristiano del futuro o sarà un mistico, cioè un individuo che vive nella sperimentazione della multiforme presenza di Dio, o non riuscirà ad essere cristiano”.
E, allora, c’è da spaventarsi per la prospettiva di una “via stretta” troppo in salita? Senza alcun dubbio, no!
Dobbiamo infatti sgombrare la nostra mente anche dall’intralcio della diffusa opinione che santità equivale a pressoché continua sofferenza; poiché santità vuol dire intimità con Dio ed è perciò, invece, fonte sicura di gioia eterna.
Ogni santo ha molto sofferto su questa terra, ma nel contempo ha profondamente conosciuto l’autentica felicità persino nel dolore; e, anzi, proprio passando attraverso di esso (la “perfetta letizia” di san Francesco).
Poiché in questa “valle di lacrime” è inevitabile che in tale modo succeda: la vera gioia scaturisce sempre da una battaglia vinta contro la sofferenza, accettata per amore, così come appunto avvenne per il “lieto evento” di ognuno di noi tramite il travaglio delle nostre madri.

Paolo Morandi

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