L’abbandono in Dio

Sia Gesù che san Paolo ci invitano a “pregare sempre”; ma come è possibile pregare in continuazione?
E’ possibile “stando in Dio”! E ciò non ha solo il significato di essere in stato di grazia, ma significa pure mantenere e aumentare tale condizione di vita trasformando la vita stessa in preghiera.
Poter godere, così, di una ininterrotta intimità con Dio, Padre – Figlio e Spirito Santo; vivere cioè nello stato di familiarità col divino, stato al quale Egli ci ha elevati; rivolgersi a Lui, alla Madonna, agli angeli e ai santi con semplice ed autentica confidenza quotidiana: “Se volete essere felicissimi, fatevi una vita semplice, umile; pregate molto e non andate in fondo ai problemi, lasciateli risolvere a Dio” (Medjugorje – 1984).
Abbandonarsi quindi sempre – con serena fiducia e specialmente di fronte ai casi umanamente insolubili – alla sua volontà, anche quando dunque appare sotto forma di evidente permissione, nella certezza che “Dio fa tendere ogni cosa al bene di coloro che lo amano” (Romani 8, 28).
E, in ogni circostanza, non vi sarà inoltre bisogno di tante parole se il cuore è già suo: “Quando pregate, non usate tante parole come fanno i pagani; essi pensano che, a furia di parlare, Dio finirà per ascoltarli. Voi non fate come loro, perché Dio, vostro Padre, sa di cosa avete bisogno prima ancora che voi glielo domandiate” (Matteo 6, 7-8).
Trasformare – pertanto – l’intera nostra vita in preghiera di richiesta, di adorazione, di prezioso ascolto e persino di colloquio confidenziale (non monologo, ma proprio colloquio, perché Egli crea poi le occasioni per risponderti personalmente e in tanti modi diversi). Saper all’occorrenza imporci anche “il silenzio della mente”; nella quale l’energia e l’attivismo, che le sono propri, tendono sempre alla ribellione (di fronte alle varie difficoltà come pure di fronte a ciò che è inspiegabile) oppure sono comunque inclini alla presunzione del voler far da sé anche nei casi veramente impossibili o, perlomeno, di continuo a rimuginarci sopra…
Tutto ciò – allora – forma un evidente, radicale, abbandono (non di rado con autentico sforzo di fede) all’amore del Padre.                               
E un tale abbandono risulta, senza alcun dubbio, la più completa forma di preghiera; poiché non è solo affidamento alla guida della sua mano paterna o voler credere che “Ciò che è impossibile agli uomini è possibile a Dio” (Luca 18, 27), ma perché è in definitiva vivere amando: rispondere all’amore del Padre, che ti ha creato e che ti segue in modo misterioso e provvidenziale nella tua esistenza terrena, con l’amore del figlio.
“L’abbandono – scrive Ignacio Larranaga, maestro latino-americano di psicologia e di spiritualità – è un omaggio di silenzio mentale verso il Padre. Ne consegue che è un omaggio d’amore e di pura adorazione ben lontano da ogni forma di passività, fatalismo, rassegnazione; perché frutto di sforzo personale. E, a livello psicologico, questo silenzio mentale è vera terapia liberatrice”.

Paolo Morandi

Da: “Felice sessualità nella vita cristiana” (v. in Google)

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2 thoughts on “L’abbandono in Dio

  1. Ti ringrazio, Paolo per questo articolo. Anche io dovrei fare il “silenzio della mente” e non rimuginare troppo sulle cose… Spero che un giorno saprò abbandonarmi totalmente nelle braccia di Dio, così la mia vita cambierà totalmente e in positivo. Buone cose, Cinzia.

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