Ut omnes unum sint (Gv 17, 21)

Dio è trino, ma anche uno: è diversità, ma anche unicità. 
E questo si riflette in tutto il Creato ed in particolare nell’umanità, poiché nessuna creatura umana è identica ad un’altra; e non solo nell’aspetto fisico, bensì soprattutto nella propria dimensione spirituale.
Eppure Gesù, poco prima di essere arrestato, nella sua preghiera al Padre chiede “che tutti siano una cosa sola”: ritrovarsi, cioè, tutti assieme – pur, appunto, nella loro diversità – e perfetti nel suo Corpo Mistico.
E’ l’ideale cristiano, tramite il quale “l’amore, che hai per me sarà in loro e anch’io sarò in loro… Così nel mondo si potrà capire che li ami e che è per questo che tu mi hai mandato” (Gv 17, 23-26).
Quanto – infatti – c’è bisogno di poter comprendere, perlomeno in parte, l’inesauribile amore di Dio: quante divisioni, frantumazioni, alienazioni mentali nel mondo! Praticate dagli esseri umani, sì, ma pure subdolamente fomentate dai demoni (“Coloro che dividono” – significato etimologico) e sempre iniziando da un’individuale disgregazione interna provocata da trasgressioni alla divina Legge.
Legge – spesso si dimentica – che ci fu data non per oppressiva imposizione, ma sempre ancora per amore: espressione di un premuroso “guard-rail spirituale”, a garanzia di una maggiore sicurezza di permanenza nella “diritta via”.
Una via di norma stretta e di non facile percorribilità, ma che di certo conduce a “molti frutti buoni e duraturi”; oltre ad un’esistenza indubbiamente felice sia qui, persino nella sofferenza, e sia per il nostro eterno futuro.
E, a tal fine, ci sono stati concessi pure i doni dello Spirito Santo e i Sacramenti. In particolare l’Eucarestia, per rimanere fin d’ora sempre in Lui; e la Confessione, per ritornare totalmente a Lui, qualora ce ne fossimo di poco o sia pur di molto allontanati.
A nostra consolazione – allora – ed anche a sprone di costante proseguimento nella “stretta via”, dobbiamo sempre tener ben presente che non siamo mai realmente soli in questa “valle di lacrime”. E, almeno di tanto in tanto, ricordarci pure di quanto affermò papa Wojtyla:
La Rivelazione insegna che, nel suo cammino di conversione, il cristiano non si trova solo. In Cristo e per mezzo di Cristo la sua vita viene congiunta con misterioso legame alla vita di tutti gli altri cristiani nella soprannaturale unità del Corpo Mistico. Si instaura così tra i fedeli un meraviglioso scambio di beni spirituali, in forza del quale la santità dell’uno giova agli altri ben al di là del danno che il peccato dell’uno può causare nel loro complesso”  (san Giovanni Paolo II, Incarnationis mysterium).

Paolo Morandi

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2 thoughts on “Ut omnes unum sint (Gv 17, 21)

  1. A seguito di questo articolo, di sprone a compiere il bene che in base alle reali possibilità ognuno è invitato a realizzare, mi vengono in mente tre considerazioni:
    a) a riguardo dell’espressione “guard-rail spirituale” in riferimento alla Legge divina: lo trovo un simpatico ed azzeccato neologismo, perché in poche ed essenziali pennellate rende molto bene e secondo verità il significato dell’esistenza di tale Legge ed il perché ci sia stata donata;
    b) a riguardo poi dello scambio di beni spirituali, validi per sè ma pure in suffragio per vivi e defunti, mi viene spontaneo pensare ad almeno tre esempi di questo tipo che quotidianamente, o almeno alcune volte in settimana, un comune cristiano può concretizzare: la preghiera quotidiana, la partecipazione convinta alle S.Messe, la partecipazione a tempi di adorazione eucaristica;
    c) per chi ne avesse tempo, voglia ed anche curiosità, inviterei a leggere (o rileggere) il “Purgatorio” di Dante, sì proprio la seconda cantica della Divina Commedia (magari la versione in prosa, più comprensibile): è tutta incentrata sulla preghiera di suffragio. E’ stata una lettura, che ho apprezzato davvero molto.

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