“Amami così come sei!”

Fin già dagli ultimi decenni del secolo scorso, si dice che Gesù abbia ispirato a mons. Lebrùn queste parole per ognuno di noi: “Conosco la tua miseria, le lotte e le tribolazioni della tua anima; le deficienze e le infermità del tuo corpo; so della tua viltà, dei tuoi peccati, ma io ti dico lo stesso di amarmi così, come sei… Anche se ricadi spesso in quelle colpe, che vorresti non commettere più, non ti permetto di non amarmi! Col tempo, certo, voglio trasformarti; ma per ora io ti amo come sei e desidero, sempre e comunque, l’amore del tuo povero cuore. Qualunque cosa accada, non aspettare di essere santo per abbandonarti all’amore del mio Cuore, perché in tal modo non mi ameresti mai. Riponi invece la tua fiducia nell’onnipotenza dell’Amore divino, perché Egli può anche fare di apostati, apostoli; di gigli infangati, gigli immacolati; di ributtanti e incalliti peccatori, trofei di misericordia”.
E, inoltre, per quel sempre immancabile numero di ben disposti; nel contempo, perciò e comunque, già eletti: “Quanta particolare misericordia avrò per coloro, che cadono con volontà contraria al cadere, e che si pentono della loro caduta! Una, due, dieci, cento cadute non maliziose non possono ferire a morte l’Amore. Sono scalfitture reciproche, che le vostre lacrime guariscono e che il mio amore risana” (da “I quaderni del 1943” di Maria Valtorta)…
Ci risulta, allora, quanto mai evidente che il Signore considera in pratica solamente la nostra volontà di lottare e non i nostri effettivi successi; vuole che non ci diamo mai per vinti; guarda soprattutto al nostro desiderio di rimanere a Lui uniti; guarda, in definitiva e sempre, al nostro desiderio di amarlo e alla nostra fede in Lui: “Non guardare ai nostri peccati, ma alla fede della tua Chiesa!” – Gli “riecheggia”, infatti e persino nel quotidiano, la liturgia della santa Messa.
E noi, nonostante i nostri molti limiti, possiamo fondamentalmente ben comprenderlo in questo suo tollerante atteggiamento d’affettuosa paternità. 
Quale genitore non si commuove di fronte ad un figlio piccolo, ancora malsicuro sulle gambe (come sia pure adulto, ma sofferente), che da lontano gli corre incontro e – spesso incespicando – cade, ma si rialza e poi ricade (e, questa volta, la caduta gli fa veramente molto male); ma si rialza ancora e continua, pur zoppicando, ad avvicinarsi?
Rimarrà più trepidante e commosso nei confronti del figlio, che poco cade, o di quello che – nonostante le umiliazioni e i dolori per le continue cadute – riprende, poi sempre e comunque, la sua corsa?
Poiché, dopotutto, è proprio vero che Dio non tralascia mai di scrutarci nel profondo del cuore: “L’uomo guarda l’apparenza, ma il Signore guarda il cuore” (I Samuele 16, 7).

Paolo Morandi

Da: “Felice sessualità nella vita cristiana” – ed. Youcanprint (v. in Google)

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One thought on ““Amami così come sei!”

  1. Quando ancora ho scorso le prime righe di questo scritto, m’è venuto alla mente uno dei grandi pensieri di fondo che accompagnano gran parte di un libro che in questo giorni sto leggendo: “Lezioni sull’epistola di Paolo ai Romani“, redatto da Maria Valtorta sotto dettatura dello Spirito Santo.
    Poco oltre, e sempre nello stesso scritto, trovo una citazione tratta da un’altra opera della stessa redattrice… Sono parole e pensieri che hanno un sapore – una musicalità – non appartenenti a questo mondo, bensì al “Cielo”, se riesco con questa espressione a rendere l’idea.

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