“La gioia, che dà il Signore, sia la mia forza” (Neemia 8,10)

Qualche giorno fa, avendo fatto presente a mio figlio che ben pochi mi commentano gli articoli, che invio sia per posta e sia nei miei blog. Lui mi disse: “E’ ovvio, perché di solito si può solo dire che sono belli e pertanto non è facile aggiungere altri commenti!”. Poi mi propose di provare con degli scritti, includendovi delle domande. E ciò per invitare ad una discussione; e in tal modo, quindi, ad una più agevole e maggiore partecipazione.
Oggi, allora, vi invio le mie considerazioni in merito alla biblica frase enunciata nel titolo e che per la prima volta ho avuto modo di poter di recente ascoltare in chiesa; e persino con un certo stupore: “La gioia che il Signore mi dà?… Ma quale gioia se ormai da anni, quasi ogni giorno, mi trovo ad essere afflitto da sofferenze sia spirituali che fisiche?! Alcune croniche ed altre che – comunque e con esasperante regolarità – vanno e vengono?”… Però, ciò nonostante, continuo a credere che Dio sia Amore; e che pertanto, anche se permette il male, è sempre per ricavarne prima o poi del bene. E perciò, non di rado, mi ripeto pure questa frase: “Dio fa tendere tutto al bene di quelli, che lo amano” (Romani 8, 28).
Tutto! E anche, allora, le stesse mancanze della vita passata possono acquistare un significato positivo; se non altro perché – ogni volta che ritornano alla mente – si può offrirne a Dio il dolore e smettendo subito di pensarci: riflettere, invece, sul suo misericordioso amore e sulla sua onnipotenza; e continuare, così, a “crescere” persino tramite le nostre trascorse negatività!…
“Signore ti ringrazio di avermi creato, fatto cristiano e custodito durante questa notte!”. Queste sono le prime parole delle mie brevi preghiere all’inizio di ogni nuova giornata. Sono parole di una preghiera, che recito da molti anni, ma solo da poco mi è capitato di poter riflettere sul loro profondo significato e in particolare sul “fatto cristiano” e “custodito”. Probabilmente perché inconsciamente sollecitato dagli ultimi avvenimenti, suscitati dall’integralismo islamico… Il nostro Signore – infatti – è un Dio che ha da sempre  voluto stare talmente vicino all’essere umano da prenderne le sembianze, vivere così per un certo tempo sul nostro pianeta ed infine garantirci ancora la sua perenne presenza e misericordiosa assistenza tramite l’istituzione dei Sacramenti.
Nessun’altra religione, neppure quella ebraica, possiede il privilegio di poter rivolgersi ad un simile Dio!… Voi che ne dite? E’ vero che Isaia ne parla come di un “Deus absconditus” (e, infatti, quante grazie riceviamo quotidianamente senza neppure accorgercene), ma gli interventi di questa nostra Divinità ci risultano talvolta anche di lampante evidenza!
Potete accennarmene qualcuno per vostra diretta esperienza? Inizio ora io con un mio piccolo aneddoto…

Questo povero grida e il Signore lo ascolta” (Salmi 34, 7)

Successe molti anni fa. Era una giornata particolarmente “nera” e per di più con una strana, ma forte e insistente, sensazione di morte imminente; e i miei figli erano ancora molto giovani…
Ero da poco tempo in pensione e impegnato nella stesura del mio libro, “Sessualità e preghiera” (un’innovativa e assai positiva gestione della propria sessualità).
E – mentre stavo entrando in chiesa, per partecipare alla Messa – dissi a fior di labbra, ma era un grido dell’anima: “Signore, non permettere che ora muoia!”.
Varcata la soglia, udii il lettore che stava recitando un versetto – fino ad allora a me sconosciuto – dell’Antico Testamento: “Non morirai, ma vivrai per diffondere la mia parola!”.
Mi fermai, quasi impietrito, con solamente gli occhi rimasti vitali; poiché in essi si poteva notare il riflesso delle lacrime…

Paolo Morandi

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4 thoughts on ““La gioia, che dà il Signore, sia la mia forza” (Neemia 8,10)

  1. Caro Paolo,
    ti confesso che faccio fatica, nei pochi ritagli della giornata, a leggere tante cose. Comunque ti leggo volentieri quando posso e ciò che scrivi suscita la mia riflessione. A volte non il commento, ma la riflessione, è comunque già abbastanza come obiettivo del dono dei tuoi articoli.
    Sul passaggio del tuo articolo legato alle altre religioni posso dirti che per esperienza il dialogo con un rabbino ebraico è stato per me molto arricchente. Al di là delle diversità di vivere la propria religione, ci accomuna sempre l’amicizia che il cuore la rende bellissima. Insomma quando batte il cuore, crollano le diversità; o perlomeno diventano ricchezza e non motivo di divisione. Un abbraccio. Maurizio

  2. Da parte di Marina (Roma)
    Caro Paolo,
    ho letto e come sempre apprezzato il tuo articolo.
    Al riguardo posso solo aggiungere una mia personale esperienza: nel mese di settembre dello scorso anno, quando mi trovavo a Filadelfia, ebbi, credo, un particolare segno della Provvidenza.
    Era uno degli ultimi miei giorni di permanenza e mi era avanzata una scatola di cioccolatini che sentivo di dover donare.
    Camminai a lungo per la città senza però mai trovare il coraggio di avvicinarmi davvero a uno dei tanti mendicanti per portare il mio piccolo dono. Ripetevo nella mia mente che dovevo compiere tale missione e chiedevo a Dio di darmi la forza e l’opportunità di realizzare lo scopo.
    Di ritorno, a poche fermate dall’arrivo al capolinea, sale sulla metropolitana un ragazzo povero che chiede esplicitamente come donazione un po’ di cibo, di qualsiasi tipo.
    Io rimango stupita e senza sforzo gli do il mio pacchetto. Incredibile! Sembrava ci fossimo dati l’appuntamento!
    Non lo so se la mia è un’esagerazione di quella che in fondo potrebbe essere ridotta a una mera coincidenza, ma io vi ho letto un chiaro segno della risposta di Gesù alla mia domanda.
    Spero tu possa aver gradito il piccolo contributo della mia testimonianza.
    Un caro saluto e l’augurio di ogni bene.
    Marina

  3. Da parte di Daniele (Treviso)
    Caro Paolo,
    leggo sempre con piacere gli scritti che mi mandi! L’episodio in questione è una chiara testimonianza di come Dio ci parla… Sarebbe bello pubblicare anche in “Buona Novella” la tua testimonianza, che ne pensi?
    Te lo propongo, poiché ho più volte notato che le tue parole segnano davvero i cuori; come, appunto, in questo caso.

  4. Ciao Paolo,
    innanzitutto mi scuso del fatto che non rispondo spesso ai tuoi articoli. A volte non so cosa dire o penso che il mio pensiero non quadri bene con quello che scrivi tu, quindi li leggo e basta. Inoltre hai da complimentarti con tuo figlio, perché ha avuto una bella idea!
    La preghiera, che subito dici tu al mattino – cioè: “Signore ti ringrazio per avermi creato, fatto cristiano…” – l’ha accennata anche il mio parroco nella domenica, in cui si è celebrato il battesimo di Gesù. Ha evidenziato l’importanza del nostro battesimo, ha detto di ricordarcene la data: dire quella preghiera e “festeggiare” tale giorno come se fosse il nostro compleanno…
    Se parliamo della gioia, come sta scritto nel titolo di questo articolo, posso citare quello che ha detto Chiara Amirante quando l’ho vista di persona due anni fa. Lei, prima di iniziare la sua testimonianza, fece questa domanda: “Qual è il segreto della gioia piena?” e poi rispose che era il comandamento dell’amore, cioè “Amare Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. E amerai il tuo prossimo come te stesso”.
    Per ora non scrivo nessuna testimonianza, anche se l’incontro con Chiara Amirante penso che sia già una testimonianza, perché in quel giorno il Signore mi ha fatto un dono: quello di vedere una persona, che mette in pratica i Suoi insegnamenti… Un saluto, Cinzia

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