La “mia” Quaresima

 “Lodate il Signore con la cetra, cantate al Signore un canto nuovo!”  (Salmi 96, 1).

Quest’anno ho deciso di vivere i quaranta giorni di preparazione alla Pasqua in un modo, per me, del tutto nuovo: sforzandomi di dimenticare me stesso!
Penso che sia la forma di digiuno e di preghiera più difficile; ci si può, infatti, riuscire solo se si possiede in se stessi “il regno di Dio” e costantemente ci si impegna per esso, per la sua maggior gloria e diffusione.
I problemi in questa “valle di lacrime” sono sempre numerosi e non di rado tendono a schiacciarti, a paralizzarti nei buoni intenti della tua vita spirituale. Ed inoltre non dimentichiamo che anche il demonio fa la sua parte, agendo sempre per ingigantire ogni difficoltà e sfiduciarti così ulteriormente; suggerendoti, per di più e non di rado, seducenti quanto facili metodi di apparente sollievo.
Occorre, allora, saper approfittare di questo particolare periodo dell’anno, per allenarsi a mettere in pratica soprattutto la ben nota frase liturgica del “Mercoledì delle Ceneri”: “Convertiti e credi al Vangelo!”; tenendola dunque presente giorno per giorno e persino, all’occorrenza, minuto per minuto.
E, nel Vangelo, possiamo infatti trovare anche le seguenti confortanti parole: “Venite con me, tutti voi che siete stanchi e oppressi, e io vi farò riposare” (Matteo 11, 28).
Ma per andare con Gesù – ossia per vivere quotidianamente per Lui, con Lui, in Lui – è appunto indispensabile, come primo passo, il dimenticare se stessi: “Se qualcuno vuol venire con me, smetta di pensare a se stesso, ma prenda ogni giorno la sua croce e mi segua” (Luca 9, 23).
Un programma troppo impregnato di misticismo?… Direi proprio di no! Poiché si tratta semplicemente di “gettare ogni preoccupazione in Lui”, pur dandosi da fare nelle varie necessità. Anche se in tale modo ci si trova, però davvero, a percorrere la “via stretta” indicata dal Vangelo; vale a dire, l’impegnativa strada della santità!
Ma come, del resto, ci ha pure da tempo esortato il nostro papa e – ancora prima di lui – la Bibbia: “Siate santi; perché io, il Signore vostro Dio, sono santo!” (Levitico 19, 1).
Ed essere santi non vuol tanto dire operare miracoli, bensì mantenere la nostra anima libera da quegli offuscamenti, che sempre provengono dal principe delle tenebre o dal mondo o dalla nostra stessa natura umana.
Mantenerci, dunque, simili a degli specchi puliti; e, quindi, anche capaci di riflettere almeno qualche raggio di quella luce intellettiva e di quel calore edificante di cui ininterrottamente ci effonde la Ss. Trinità.
Tutto ciò riassume il mio quotidiano programma per la Quaresima, augurandomi che possa divenire un periodico quanto felice “trampolino di lancio” per il resto della mia esistenza terrena.

Paolo Morandi

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3 thoughts on “La “mia” Quaresima

  1. Caro Paolo,
    è bello ed è molto importante leggere questa frase “Sforzandomi di dimenticare me stesso”…
    Se ci basiamo sul titolo dell’articolo, posso dirti che la “mia” Quaresima non sarà come quella che hai scritto tu, che è molto difficile e impegnativa, ma sarà semplicemente rinunciare per alcuni giorni a carne e dolci;… infatti io sono golosa.
    Il fatto però è che non basta fare solo questo. Due giorni fa il mio parroco disse che è inutile per le persone rinunciare a mangiare la carne e poi non andare la domenica in chiesa… e questo è vero!
    Un altro sacerdote invece, ad un corso che frequento, raccontò che tanti anni fa le persone di buona volontà facevano il digiuno vero e proprio; cioè non mangiavano nulla e questo partiva dall’inizio della Quaresima fino alla prima Messa, che si faceva la mattina del Giovedì Santo: questo digiuno era a carattere penitenziale.
    Dopo la messa mattutina, queste persone si rifocillavano fino alla messa serale e poi di nuovo facevano un altro digiuno che durava due giorni, cioè Venerdì e Sabato Santo; questo però era a carattere gioioso, perchè sapevano che la domenica sarebbe arrivata la Pasqua del Nostro Signore Gesù Cristo.
    Ogni cristiano vive la Quaresima a modo suo. Comunque spero che Gesù accetti i nostri piccolissimi “sacrifici d’amore” che facciamo per Lui. Questo è tutto!!! Saluti, Cinzia

  2. Cara Cinzia,
    ti ringrazio per il commento, anche se però mi pare proprio che ci sia una certa confusione… Infatti non è possibile che il sacerdote del corso ti abbia detto che “non mangiavano nulla dall’inizio della Quaresima – cioè dal Mercoledì delle Ceneri – fino alla Messa mattutina del Giovedì Santo”; poiché sarebbe un periodo di circa un mese ed inoltre nel Giovedì Santo non c’è la Messa al mattino, ma solo di sera (la “coena Domini“). Probabilmente, invece, si riferiva alla “Settimana santa”.
    Per il resto ti assicuro che Gesù apprezzerà ogni tua forma di digiuno… Un cordiale saluto, Paolo

  3. La Quaresima: tra i tempi forti è quello che avverto come il più concreto e vicino alla quotidianità. Essa mi appare come uno specchio dell’esistenza umana: è cammino, come appunto lo è la vita, è fatica, immagine della croce, è deserto, luogo propizio per la preghiera orante, è incontro, opportunità per la preghiera operante. Ancora: in essa ci trovo attimi di felicità (come gli apostoli con Gesù sul Tabor), quali ad esempio gli incontri, le telefonate o lo scambio di pensieri da condividere, la lettura di buoni libri, la vista di un meraviglioso paesaggio invernale e la prospettiva che nei prossimi mesi avremo abbondanza d’acqua, grazie a Dio.
    Nella Quaresima trovo pure sofferenza (il Calvario): la malattia e il declino delle persone, che assisto nel luogo dove lavoro; talora le incomprensioni tra colleghi, i problemi di alcuni miei parenti e conoscenti a cui mi sento particolarmente vicino, le occasioni sprecate per compiere qualcosa di bene.
    La Quaresima: immagine dell’avventura umana, tempo della prova nella perenne lotta tra bene e male, tra luce e tenebra, tempo per rinnovare e confermare la mia fede nel Signore della vita.
    La prospettiva in cui credo: la Quaresima, un tempo come la mia vita su questo mondo, a “tempo determinato”; ma proiettato a generare e a dare spazio al tempo senza fine, quello della Pasqua.

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