“Mi strappa dalla fossa della morte” (Salmi 103, 4)

“Ciò che eravamo prima, è stato crocifisso con Cristo per distruggere la nostra natura peccaminosa e liberarci dal peccato. Pertanto consideratevi ora morti nei confronti del peccato, ma del tutto viventi per Dio con Cristo Gesù” (Rm 6, 6-11).
Ogni peccato non solo è sempre un male, ma – soprattutto se grave e continuo – inevitabilmente conduce, oltre che all’immediata morte spirituale, pure a quella fisica. Quanti ogni giorno infatti muoiono per omicidi, suicidi, droghe e vizi vari!…
Il Signore, comunque, di certo “non vuole la morte del peccatore, ma che si converta e viva” (Ez 18, 23).
Ed è dunque proprio per questo che ci ha inviato il Figlio suo, il quale ci ha anzitutto redenti, ma ci ha anche offerto la possibilità di vivere costantemente per Lui – con Lui – in Lui tramite l’istituzione del Sacramenti.
Ogni umana creatura, però, risulta assai limitata nella comprensione di tali doni e misteri divini: tutta presa dalle concrete contingenze della propria esistenza tende quasi sempre, con grande facilità e autentica incoscienza, ad ignorare ciò che ogni religione – e, in particolare, la nostra – meravigliosamente le concede.
E allora ci è proprio indispensabile iniziare a mettere davvero in pratica le parole del Vangelo: “Sapendo queste cose, sarete beati se le metterete in pratica” (Gv 13, 17).
Ossia inoltrarsi con decisione per “la via stretta”, una via non certo facile, ma l’unica che in questa “valle di lacrime” può offrire grandi consolazioni e gioia pressoché perenne. Ed infine, considerando però la nostra comune scarsità di fede, possiamo concludere anche con queste semplici e umanissime parole: “Almeno provare, per meglio poi di continuo credere!”.

Paolo Morandi

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One thought on ““Mi strappa dalla fossa della morte” (Salmi 103, 4)

  1. Caro Paolo,
    ti ringrazio per le “parole di luce” che ci offri, scrivendo questi articoli nel tuo blog.
    Io mi sono focalizzata soprattutto sulla frase – “non vuole la morte del peccatore, ma che si converta e viva” (Ez 18, 23).
    Ma come può fare se noi siamo chiusi nel nostro egoismo e non aiutiamo un nostro fratello che sta muorendo o è già morto spiritualmente?
    Di solito per paura o per altri motivi, le persone che dipendono da droghe o da altri vizi, vengono da noi allontanati e questo non va bene!
    Chiedo al Signore la grazia di superare queste cose e di donarci amore abbondante da riversare in questi fratelli più piccoli, mettendo in pratica le sette opere di misericordia spirtuale che sono:
    1) Consigliare i dubbiosi;
    2) Insegnare agli ignoranti;
    3) Ammonire i peccatori;
    4) Consolare gli afflitti;
    5) Perdonare le offese;
    6) Sopportare pazientemente le persone moleste;
    7) Pregare Dio per i vivi e per i morti.
    Cari saluti,
    Cinzia

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