Famiglie in cordata

Qui da noi, in Italia, negli ultimi vent’anni i matrimoni – religiosi o civili che siano – sono complessivamente diminuiti del 25%, mentre come non mai sono aumentate le convivenze; le nascite sono diminuite del 45%; quattro milioni di anziani vivono da soli e a questi ultimi dobbiamo aggiungere più di tre milioni di single, la maggior parte per libera scelta, tra i trentacinque e i quarantacinque anni.
E nel resto d’Europa, come pure nel continente americano ed anche in quello australiano, la situazione è nel suo complesso ancora più grave (fatta eccezione per il numero delle nascite ovunque maggiore rispetto al nostro).
Possiamo, dunque, ampiamente constatare che la famiglia è da tempo entrata davvero in crisi e – con tanti nuclei familiari ormai allo sbando – l’intera comunità si trova non poco a soffrirne. Infatti disgregare l’istituzione familiare, significa colpire dritto al cuore della società, procurandole una serie di infarti, che poi trovano per ogni dove la loro logica e nociva ripercussione…
Fondamentale, in tale processo di generale deterioramento, la legalizzazione – ormai da molti anni vigente – delle separazioni, dei divorzi ed infine anche degli aborti (con relativa esautorazione del partner maschile, pur se padre riconosciuto e legittimo consorte): tutta una perniciosa legislazione, che ha gravemente mortificato valori quali il reciproco servizio, la fedeltà, la pazienza, la costanza, il perdono; per esaltare invece – in nome del diritto alla libertà decisionale – autentici pseudovalori, poiché ricolmi di egoismo, di narcisismo, di edonismo.
E in un siffatto contesto non sono pochi coloro che ora si trovano, sia pur controvoglia, separati o divorziati: persone che assai spesso finiscono emarginate alla svelta, costrette di punto in bianco a vivere da sole e non di rado con la bruciante realtà di una intera famiglia sfasciata; in cui, oltretutto, di sovente capita che sia proprio la donna (un tempo, di norma, appassionata “custode del focolare”) la più restia – anche, appunto, proprio “per principio” – in merito ad una eventuale riconciliazione.
  Ma il credente sa che il matrimonio di fronte a Dio rimane, sempre e comunque, valido; e che pertanto ogni coppia, unitasi con rito religioso, viene di fatto a trovarsi come in tandem o in cordata (e di ciò ne è immancabilmente avvantaggiato pure ogni altro eventuale componente della famiglia).
Ne risulta che se uno dei coniugi fa del suo meglio per arrivare in Paradiso, difficilmente non arriverà pure l’altro; e questo vale – sempre ancora – anche per i figli, ai quali al giorno d’oggi non di rado capita che con relativa disinvoltura si distacchino sia dalla Chiesa e sia dal primordiale nucleo famigliare o addirittura pure dalla loro stessa nuova famiglia.
Noi, però, possediamo anche il conforto della certezza che mai si perdono coloro che si amano; purché – per l’appunto – sempre si cerchino tramite Colui, che (volendo) mai si può perdere!
Sforziamoci, allora, di pensare più di spesso “alle cose di lassù” e così infine potremo anche e comunque rallegrarci; poiché in tal caso già sappiamo che, nonostante tutto, “i nostri nomi sono scritti in cielo” (Luca 10, 20).

Paolo Morandi

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