Imparare ad accettare la sofferenza

Voglio imparare ad accettare la sofferenza con amore e gioia; perché accettare ogni forma di dolore, è abbracciare Gesù, che soffre: quando era su questa terra e vedeva tanto male, quand’era nell’Orto degli Ulivi, quand’era sul Calvario.
Lo puoi abbracciare, consolare, ora per allora; poiché per l’Eterno il tempo non esiste.
Accettare la sofferenza è anche “completare nel proprio corpo ciò che manca alla passione di Cristo” (Colossesi 1, 24): continui perciò l’opera di redenzione da Lui iniziata, ma non del tutto terminata proprio perché Dio vuole fartene compartecipe, co-redentore; e renderti così meritorio di premio perenne sia per te stesso come, almeno in parte, per ogni altro singolo componente dell’umanità di tutti i tempi.
E’ sempre la croce, pertanto, che salva: sia dalla dannazione che dal peccato! Solo la croce, infatti, possiede il potere di convertire il male in bene.
Persino la ripetuta offerta della sofferenza, provocata dal saltuario ricordo dei tuoi peccati, come pure – anche se in tono minore – dalla pressoché continua constatazione dei tuoi difetti, viene sempre accettata dall’Onnipotente quale autentico atto d’amore; diviene, cioè, preghiera preziosa e mezzo quindi di santificazione.
Ed inoltre, chi riesce ad accogliere con amore la sua croce quotidiana e a non volersene perciò più staccare (anche perché finisce poi col sentirne veramente “il giogo dolce e il carico leggero”), non peccherà mai in modo grave: i peccati non potranno uccidere la grazia di Dio in lui; proprio come i morsi dei serpenti velenosi dell’Esodo non poterono uccidere quegli ebrei, che riuscivano a guardare il serpente di bronzo innalzato su un palo.
Il segno concreto del massimo aiuto della misericordia divina è, dunque, proprio la croce: lì, dove Dio ebbe un tale cuore per le miserie umane che finì per addossarsele tutte, pagarne un prezzo infinito e subito riceverne in cambio il cuore stesso trafitto.
Ma intanto la croce è divenuta “l’albero della Vita”; perché ormai destinata ad essere immancabilmente trasformata in risurrezione, in luce, in fonte di gioia: vita gioiosa da qui all’eternità.
“Desidero che, anche per voi, la croce sia gioia” – ci dice, infatti, la Madonna di Medjugorje…
Voglio pertanto imparare ad accettare la sofferenza con amore e gioia sempre maggiori! E continuerò quindi a pregare e a chiedere preghiere a tal fine; poiché il mistero della croce, la grazia d’innamorarsi della sofferenza, si può infine ottenere, vivere e capire, solo con la costanza nella preghiera.

Paolo Morandi

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2 thoughts on “Imparare ad accettare la sofferenza

  1. Caro Paolo,
    ho letto il tuo articolo, ti ringrazio molto per questo e vorrei scrivere qualcosa in proposito.
    Innanzitutto ti scrivo alcune parole della beata Chiara “Luce” Badano tratte da un libro che ho a casa e che parla sulle riflessioni di spiritualità di questa giovane beata.
    Sono queste: “Ho vissuto l’incontro in un modo specialissimo (a letto con la varicella). Subito è stato difficile. In alcuni momenti non riuscivo ad abbracciare Gesù Abbandonato. Allora ho pregato e infine sono riuscita a dire bene quel ‘Eccomi’! Ho quindi anche sentito che questa mia piccola offerta poteva servire per l’incontro e una grande gioia mi ha riempito il cuore”.
    Partendo da queste frasi, voglio dire che – grazie a questa testimonianza – anche noi possiamo offrire la nostra sofferenza a Gesù senza aspettare che ci capiti qualcosa di veramente brutto nella nostra vita.
    Noi possiamo offrire le nostre sofferenze anche quando in una giornata ci capita di avere un “banale” mal di testa, di avere l’influenza o il dolore di essere stato/a bocciato/a a scuola, ecc.
    Se noi donassimo anche queste lievi sofferenze, ci salveremmo tutti.
    Infatti – secondo me – offrire la sofferenza, per la conversione dei peccatori e come atto di riparazione dei peccati, non ha prezzo; e con questo ho concluso.
    Spero che Dio ci doni un cuore gioioso nel donare le nostre sofferenze.
    Un saluto a tutti,
    Cinzia

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